» Home > Uso ed Abuso di Psicofarmaci

Uso ed Abuso di Psicofarmaci

Gli psicofarmaci ansiolitici, capaci di ridurre la reazione ansiosa, utili quindi nei confronti di patologie «minori», hanno prodotto notevoli conseguenze nella pratica medica e nella vita quotidiana di milioni di persone. Gli psicofarmaci sono comunemente prescritti da medici di svariate specializzazioni in quanto possono rivelarsi utili in campi molto diversi. 
Il maggiore prescrittore di questi psicofarmaci risulta comunque essere il medico generico di base. L'ampiezza del campo di azione e, quindi, del potenziale economico di questo mercato, ha certamente stimolato la produzione e la ricerca di nuove sostanze psicofarmacologiche e con esse una certa pressione commerciale. La prescrizione di psicofarmaci è inoltre spesso sollecitata dal paziente stesso.

In effetti, data la estrema disponibilità di questi farmaci, in molti casi notiamo che il loro uso viene ad essere determinato da numerosi fattori che non dipendono unicamente da considerazioni cliniche.

Nella maggioranza delle farmacie casalinghe sono presenti psicofarmaci e spesso i pazienti li assumono senza alcun controllo medico su suggerimento di amici e di vicini o ricordando l'effetto che su di loro hanno avuto in tempi remoti.

La disponibilità di una psicofarmacologia efficiente ha per di più aiutato molte persone ad adattarsi a ritmi di vita assurdi e patogeni. Ha fornito inoltre un modo efficace per risolvere rapidamente forme ansiose e depressive. Tutto ciò spinge molte persone a non concedersi il tempo di considerare la propria esistenza e di affrontare, e possibilmente risolvere, le cause del proprio malessere.

Questo tipo di abuso può portare ad una cronicizzazione della patologia e ad una dipendenza, per lo meno psicologica, da farmaci, oltre che ad una demotivazione nei confronti di un elaborazione o riflessione sui problemi del momento.

Spesso gli psicofarmaci sono presi dallo stesso paziente sulla base di un'autoprescrizione, all'insaputa del proprio medico curante, con l’illusione di acquistare col denaro una parvenza di soluzione dei propri problemi.

A loro volta questi pazienti suggeriscono gli stessi farmaci ad amici e conoscenti in una vera e propria catena dannosa. Se prendiamo in considerazione la notevole diffusione degli psicofarmaci nella nostra società, siamo portati a ritenere che i disturbi emotivi abbiano una notevole incidenza, e che vi sia una scarsa tendenza da parte dei pazienti a tollerare questo tipo di disagio.

Alcuni di questi pazienti, che fanno un uso di farmaci al di fuori di ogni controllo, possono incorrere in forme di dipendenza psicologica e fisica da farmaci, anche perché essi tendono a non interrompere l'uso del prodotto dopo che ne è cessato il bisogno; si adattano così alla dose e, in occasione di successivi momenti di tensione, ritengono necessario aumentarne ulteriormente l'uso fino a livelli in cui ogni tentativo di riduzione diventa sempre più difficile.

Si nota inoltre un certo inaridimento dei rapporti interpersonali all'interno delle società tecnologicamente avanzate ed un diffuso consumismo, che forse contribuiscono a rendere ancor più difficile il superamento di momentanee difficoltà di adattamento, di integrazione e ad indurre molte persone a pretendere di comprare in farmacia la serenità.

D'altro canto, la forte affermazione degli psicofarmaci potrebbe essere attribuita al fatto che forse altri tipi di intervento alternativi alla psicofarmacologia lasciano molto a desiderare in quanto difficilmente reperibili o scarsamente efficaci.

Aiutare il paziente (e perché no, anche altri operatori sanitari) a comprendere che il farmaco, sia pur utilissimo, non è l'unico modo possibile per affrontare problemi affettivi e comportamentali è un compito su cui i terapeuti ed operatori sanitari di diversa origine culturale possono validamente collaborare.
Lo psicofarmaco è certamente uno strumento utile ma il suo impiego non esonera il paziente dalla necessità di un impegno personale, se vuole giungere ad una guarigione e non  esonera coloro che si occupano di persone portatori di handicap o di problemi psicoaffettivi ad un impegno costante nel rapporto interpersonale  educativo per il superamento delle situazioni di disagio.

Spesso vengono somministrati psicofarmaci a bambini iperattivi, l’uso del farmaco aumenta il loro tempo di attenzione, ma non insegna al bambino forme di comportamento più produttivo ed adattativo. Nei bambini in cura può comparire insonnia, diminuzione dell’appetito e rallentamento della crescita (1)

Una pessima abitudine del paziente o dei familiari è quella di ridurre le dosi prescritte dal medico con la convinzione di diminuire gli effetti collaterali, questo comportamento fa sì che il paziente non abbia sollievo dal suo disturbo psichico e soffra nell' avere gli effetti tossici e collaterali, per esempio dell’antidepressivo, senza alcun beneficio.
Altro dannoso comportamento è quello abbastanza frequente di interrompere il farmaco, o uno dei farmaci assunti, senza il parere del medico, le conseguenze possono essere molto spiacevoli o pericolose in quanto si possono avere i sintomi del disturbo da curare molto aumentati, anche più del livello di partenza.

Gli psicofarmaci devono essere dismessi gradualmente e sempre sotto controllo del medico che li ha prescritti.

(2) F.Rovetto, Elementi di psicofarmacologia per psicologi. Angeli, Milano, 1992, pag. 127

Dott.ssa Fiorella Bado

Specialista in psicologia e sessuologia, la dott.ssa Fiorella Bado riceve presso il suo studio di Firenze, in Via Franchetti n. 6 (angolo Via Baracca).

Per informazioni o per prenotare un appuntamento, è possibile utilizzare i seguenti recapiti.

Telefona allo Studio 055 4377229

Invia email

Feed RSSSeguici su Facebook
Copyright © 2016-2017 Dott.ssa Fiorella Bado - P.Iva 02037200488
impresaweb.comInfo CookiesDisclaimer

Il sito psicosessuologia.it si avvale di cookie, utili per ottimizzare la navigazione ed essenziali per alcune sezioni del sito.
Utilizzando il sito senza modificare le impostazioni del browser, si acconsente alla ricezione dei nostri cookie.

Close
^